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Dio č Misericordia

Posted by Admin on September 27, 2016 at 12:40 PM

Mercoledì 21 settembre, Giornata Internazionale per la Pace, al termine del Convegno Interreligioso di Assisi “SETE DI PACE”, dopo cena, presso il Chiostro della Pieve di s. Martino a Sesto Fiorentino, si è tenuto un incontro interreligioso dal titolo DIO E’ MISERICORDIA, organizzato dal Consiglio Pastorale Vicariale di Sesto Fiorentino e Calenzano e dal Centro Internazionale Studenti G. La Pira. Shulamit Furstenmberg-Levi per la Comunità ebraica, Hamdan AL Zeqri per la Comunità islamica, p. Ionut Coman parroco della Comunità ortodossa rumena e don Alfredo Jacopozzi, coordinatore per il dialogo interreligioso della Diocesi di Firenze hanno presentato a un pubblico di oltre 150 persone provenienti da tutto il Vicariato le loro riflessioni sul tema della misericordia.


Ha aperto l’incontro il Vicario Foraneo, don Giuseppe Biliotti, che ha accolto pubblico e relatori con un caloroso ringraziamento e con questo tweet di papa Francesco: "Il dialogo nasce quando sono capace di riconoscere che l’altro è un dono di Dio e ha qualcosa da dirmi". A seguire, l’Assessore per le politiche sociali al Comune di Sesto Fiorentino C. Sanquerin ha dato il benvenuto a tutti sottolineando l’importanza del dialogo e dell’ascolto reciproco in una popolazione in cui la presenza di cittadini stranieri è in crescita, soprattutto nella parte più giovane. Maurizio Certini, del Centro Internazionale La Pira, ha spiegato che la misericordia consiste non tanto nella pietà verso gli altri, quanto piuttosto nell’assumere il punto di vista degli altri, nel “farsi gli altri”. Per questo è importante incontrarsi, ascoltarsi col cuore, provare interesse, essere riconoscenti gli uni per gli altri per i doni che ci offriamo reciprocamente. Ha sottolineato come in questa serata tutti noi fossimo un piccolo esempio di come si può incarnare il principio della pace e della misericordia. Ha poi presentato ad uno ad uno i quattro relatori e ha dato la parola al primo di essi, Shulamit Furstenberg, che ha spiegato come sia nella Torah che nei libri profetici e sapienziali il concetto della misericordia di Dio rimanda sempre all’amore materno, che è l’amore più alto e gratuito, per così dire “viscerale”. Così Dio ama ogni uomo e così ciascuno di noi è chiamato ad amare Dio e i fratelli, in modo concreto e quotidiano, attraverso le opere sociali, l’elemosina, la visita, la vicinanza nel dolore e nella gioia. Dopo di lei, Hamdan saluta alla maniera islamica i presenti da parte di tutta la sua comunità: “La pace e la misericordia di Dio siano con voi!”. Ricorda che tutte le 114 sure del Corano iniziano con il nome di Dio misericordioso, nonostante Egli abbia ben 99 nomi che lo contraddistinguono: questo per indicare l’importanza fondamentale della misericordia, attorno a cui ruota tutta la fede islamica. Cita con profonda condivisione le parole di papa Francesco nell’affermare con forza che le guerre sante non esistono, mentre sono determinanti gli interessi, gli egoismi, la sete di potere. Chiede di parlare delle cose che ci uniscono, perché se viviamo la misericordia Dio è sempre presente nel mondo e noi possiamo essere veramente, profondamente uomini. P. Coman ricorda come la misericordia sia sempre presente nella Bibbia e nella preghiera ortodossa. Essa riempie tutto il creato e lo feconda, come ha fatto lo Spirito di Dio che in principio aleggiava sulle acque, ma non può essere vissuta in modo esteriore, bensì nella profondità del nostro cuore. La misura della misericordia di Dio è per noi cristiani il sacrificio di Gesù sulla croce. D. Jacopozzi ha in primo luogo preso spunto dal bel chiostro della Pieve per ricordare l’importanza, oggi, di uscire dagli spazi sacri che ciascuna religione ha per ritrovarsi, insieme, nel “Cortile dei gentili”, che nel tempio di Gerusalemme accoglieva “le genti” appartenenti ad ogni popolo e nazione. Ha poi ricordato come s. Agostino spiegava la misericordia con l’immagine di chi dà il cuore al misero, e come Pintor ricorreva, per spiegarla, alla figura di chi si china sull’altro per permettere al sofferente di aggrapparsi al suo collo e rialzarsi. Due immagini molto umane per indicare la necessaria concretezza della misericordia. Ha poi letto e commentato la parabola del fariseo e del pubblicano (Lc. 18, 9-14) per sottolineare come il fariseo, nella sua presunzione di innocenza totale, non è consapevole della sua fragilità di uomo e come tale non ha bisogno della misericordia di Dio, a differenza del pubblicano che non può offrire niente a Dio e solo chiede la sua misericordia. In ciascuna religione, conclude Jacopozzi, ci sono persone che assumono l’atteggiamento del fariseo, generando fondamentalismi di ogni genere, o del pubblicano, che cerca il perdono. E’ necessario, ieri come oggi, un profondo ascolto reciproco per cercare insieme la pace e vivere il nostro tempo in modo sereno e fiducioso. Non è rimanendo separati nei nostri rispettivi spazi sacri che possiamo vivere la pace, ma è necessario fare un cammino insieme, incontrandoci e sintonizzandoci nella profondità degli atteggiamenti interiori. L’incontro si è concluso con un gesto simbolico: ciascuno dei quattro relatori ha innaffiato con la stessa brocca una pianta di ulivo: perché “Ogni incontro con l’altro è un seme che può diventare albero rigoglioso, dove tanti troveranno riparo e nutrimento”. (Papa Francesco)

Cecilia Nubie

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